Dalla Frustrazione alla Connessione

Dai valore alle parole:
“Trasforma la connessione sociale in un asset aziendale”.

In ogni organizzazione, la qualità delle relazioni determina la qualità dei risultati. E alla base di ogni relazione c’è uno strumento spesso sottovalutato: la parola.
Il workshop nasce per aiutare le aziende a riscoprirne il valore strategico, migliorando la comunicazione interna ed esterna e riducendo in modo concreto incomprensioni, tensioni e frustrazioni.

I numeri per chi non crede…

Incrociando i dati più recenti (2025-2026), emerge un quadro in cui la mancanza di “umanità” e comunicazione non è solo un problema etico, ma una vera e propria emorragia finanziaria per il sistema Paese.

Ecco il conto economico della mancanza di empatia e comunicazione in Italia:

1. Il dato shock: 88,5 Miliardi di Euro

Secondo un’indagine nazionale del 2025 (condotta da piattaforme come Unobravo e analizzata da testate economiche come AGI), lo stress e il burnout costano alle aziende italiane circa 88,5 miliardi di euro all’anno.

Questo numero mostruoso è la somma di:

  • Assenteismo: Persone che si ammalano per il clima tossico.
  • Presentismo: Persone che sono alla scrivania ma non producono nulla perché emotivamente svuotate (costo “ombra”).
  • Turnover: Il costo per sostituire chi scappa da ambienti privi di umanità.

2. Il “Caso Italia” nel panorama globale

I dati Gallup 2025 mostrano che l’Italia ha una cicatrice profonda per quanto riguarda il coinvolgimento emotivo:

  • 25% di “Active Disengagement”: In Italia, un lavoratore su quattro si dichiara “attivamente disimpegnato”. È una percentuale molto più alta della media europea (16%).
  • L’impatto sul PIL: A livello globale, la mancanza di coinvolgimento costa il 9% del PIL. Traslando questa percentuale sul PIL italiano, parliamo di una perdita di ricchezza che sfiora i 170-180 miliardi di euro di potenziale non espresso.

3. La “Tassa sulla Paura” e il silenzio

Quando manca la sicurezza psicologica (la componente “umana” che permette di parlare senza timore), le aziende pagano tre tasse invisibili:

  • Tassa sull’Innovazione: Se la comunicazione non è sana, nessuno propone idee per paura di essere ridicolizzato.
  • Tassa sull’Errore: In ambienti privi di umanità, gli errori vengono nascosti invece di essere risolti subito. Un errore nascosto costa mediamente 10 volte di più di uno segnalato e corretto istantaneamente.
  • Tassa sul Talento: Il 56% dei lavoratori tra i 25 e i 34 anni in Italia segnala stress costante. Questo significa che la “generazione del futuro” sta già pianificando l’uscita da aziende che non sanno comunicare emotivamente.

In sintesi: Quanto costa “un grammo” di umanità?

Voce di costoImpatto in Italia
Costo Burnout/Stress~88,5 Miliardi €/anno
Disimpegno Attivo25% della forza lavoro (1 su 4 lavora “contro” l’azienda)
Perdita di Produttività-23% di redditività nei team con scarsa comunicazione emotiva
ROI del BenessereOgni 1€ investito in comunicazione e umanità rende mediamente 4€

La conclusione è brutale

Per un’azienda media italiana, la mancanza di una comunicazione sana ed emotiva non è un dettaglio: è una voce di bilancio passiva che può arrivare a “mangiarsi” fino al 20-30% della capacità produttiva totale.

In un mercato dove i margini sono sempre più sottili, l’umanità non è più un optional da ufficio HR, ma l’unico vero vantaggio competitivo rimasto per evitare il fallimento o la stagnazione.

Perché questo workshop è diverso?
Non si tratta di un semplice corso sulla comunicazione.
È un percorso intensivo di 8 ore che integra approcci Human-to-Human (H2H), dove ogni persona viene considerata nella sua interezza:
professionale
emotiva
relazionale

Attraverso un’esperienza multisensoriale e altamente coinvolgente, i partecipanti imparano ad:
– utilizzare la parola in modo consapevole ed efficace
– riconoscere e gestire le dinamiche emotive nella comunicazione
– ridurre conflitti e fraintendimenti
– migliorare la collaborazione tra team e reparti
– rafforzare la comunicazione con clienti e stakeholder

I pilastri del percorso
Il workshop si fonda su tre elementi chiave dello sviluppo organizzativo moderno:
Etica
La comunicazione come responsabilità: ciò che diciamo ha un impatto reale sulle persone e sull’azienda.
Intelligenza emotiva
Comprendere sé stessi e gli altri per comunicare in modo più autentico, efficace e costruttivo.
Meritocrazia relazionale
Creare contesti in cui le idee e le persone emergono per valore, grazie a una comunicazione chiara, rispettosa e consapevole.

La parola come asset aziendale
Le aziende investono in tecnologia, processi e competenze tecniche. Ma spesso trascurano l’elemento che connette tutto: la comunicazione (ovvero la persona).
Una parola mal gestita può generare:
– errori operativi
– calo della motivazione
– conflitti interni
– perdita di clienti

Una parola consapevole, invece, diventa un vero asset strategico capace di:
– migliorare il clima aziendale
– aumentare l’efficacia dei team
– rafforzare la leadership
– generare valore nelle relazioni interne ed esterne

Un’esperienza che coinvolge e trasforma
Questo workshop non è passivo.
È un’esperienza multisensoriale che stimola mente, emozioni e percezione, con l’obiettivo di elevare il livello di consapevolezza individuale e collettiva.
Ogni partecipante esce con strumenti pratici, immediatamente applicabili nel proprio contesto lavorativo, diventando di conseguenza anche un Brand Ambassador in grado di portare il marchio oltre i confini dell’Azienda.

A chi è rivolto?
– Team aziendali
– Manager e responsabili di reparto
– HR e figure legate allo sviluppo organizzativo
– Aziende che vogliono migliorare clima, performance e relazioni

Formazione finanziabile e deducibilità
Il workshop rientra tra le attività di formazione aziendale.
In molti casi, il costo può essere:
– deducibile come spesa di formazione
– finanziabile tramite fondi interprofessionali (come Fondimpresa, Fondirigenti, ecc.), se attivi in azienda

Ti consigliamo di verificare con il tuo consulente o ufficio HR le specifiche possibilità legate alla tua realtà aziendale.
Su richiesta, possiamo fornire tutta la documentazione necessaria per l’attivazione dei finanziamenti.

NOTA

Per scaricare fiscalmente il costo del workshop “Dalla Frustrazione alla Connessione”, la procedura varia a seconda della tua posizione fiscale. In generale, essendo un’attività di formazione professionale, i costi sono deducibili seguendo queste linee guida:

1. Per Aziende (S.r.l., S.p.A., S.n.c., S.a.s.)

Le spese per la formazione dei dipendenti o dei collaboratori sono considerate costi d’esercizio inerenti all’attività d’impresa.

  • Deduzione: Il costo è deducibile al 100% ai fini IRES e IRAP.
  • Detrazione IVA: L’IVA applicata in fattura è integralmente detraibile, trattandosi di servizi necessari al funzionamento o al miglioramento dell’organizzazione aziendale.

2. Per Liberi Professionisti e Ditte Individuali

Se partecipi al workshop come titolare di Partita IVA per aggiornamento professionale:

  • Deduzione IRPEF: Grazie al Jobs Act dei lavoratori autonomi, le spese per la formazione e l’aggiornamento professionale sono deducibili al 100% entro un limite annuo di 10.000€.
  • Spese di trasferta: Se il workshop si tiene fuori sede, anche le spese di viaggio e alloggio legate all’evento sono deducibili al 100% (sempre nel limite dei 10.000€ complessivi).

3. Regime Forfettario

Se operi in regime forfettario, è importante ricordare che non puoi dedurre analiticamente i singoli costi (come la fattura del workshop).

  • Il costo viene “scaricato” virtualmente attraverso il coefficiente di redditività applicato al tuo fatturato totale.

Trentino
Scopri di più: Link

INIZIA

Porta valore concreto nella tua azienda
Investire nella comunicazione significa investire nelle persone, e quindi nei risultati.

Contattaci per progettare insieme un percorso su misura per la tua azienda.

Max Spera

Autore e Strategist. La mia comunicazione non è mai puramente tecnica o legata solo alle metriche (SEO, conversioni), ma è improntata al modello H2H (Human to Human).

  • Filosofia: Credo fermamente che saper comunicare significhi “saper essere” invece di “esserci”. Punto molto sull’etica, sulla verità e sulla “lentezza” come valore per vivere l’esperienza del viaggio comunicativo.
  • Fondazioni: Nel 2018 ho co-fondato l’agenzia Marea, portando avanti un modello di business agile centrato sul benessere della persona.
    Nel 2024 “Il Mio Sport Magazine“, progetto editoriale unico in Italia, che racconta le Associazioni Sportive e le sue persone.

Sono un esploratore linguistico. Una persona che non vende solo soluzioni di marketing, ma propone un modo di abitare il mondo attraverso il linguaggio. Il mio zaino online è pieno di storie, favole (come quelle dello Skiri Trophy e delle Olimpiadi & Paralimpiadi 2026), poesie e riflessioni che invitano a rallentare, riflettere e soprattutto incuriosirsi.

Network

Ogni workshop sarà calibrato sulla reale esigenza dell’Azienda, innestando di volta in volta altre figure per sostenere e cementificare il risultato in modo duraturo, e soprattutto aggiungendo valore all’investimento del Brand.


Selezioniamo i progetti con accuratezza, per far sì che il nostro supporto possa dare il 100% del risultato. Richiedi una consulenza gratuita di 30 minuti per valutare un possibile supporto.


Sviluppo

Comunicazione Empatica 1.0

Sviluppo del workshop per i ragazzi del corso legato ai “Progetti Europei e lo Sviluppo Sostenibile” del Green Hub di Cava dei Tirreni.

2021

Comunicazione Empatica 1.0

Workshop, Hackathon & Pitch finale per CartArte, sulle competenze in ambito green. con il corso di “Esperto di marketing e vendite per aziende eco-innovative“.

2020

Comunicazione Empatica 1.0

Workshop privato per uno studio di architettura di Napoli.

2020

Strategie Creative

Tutor per l’evento di Stratego per l’implementazione delle soft skills come asset lavorativo.

2020

Comunicazione Empatica 1.0

Un piccolo estratto del workshop per il webinar di OnFoodHub, per parlare di emozioni e cibo durante la pandemia.

2020

Creative Tutor (Soft Skills)

Tutor per l’Hackathon di Banca Sella (SellaLab) durante l’evento Best Practices di Salerno.

2020

Comunicazione Empatica 1.0

Workshop sulla comunicazione emotiva per Virvelle.

2019

Empatia 1.0

Light version del workshop per una serata di ascolto e confronto sull’importanza della comunicazione in ambito start-up. Palazzo Innovazione di Salerno.

2019

Sviluppo Comunicazione

Strategist per il Parlamento Europeo nell’ambito delle competenze Regionali (Friuli Venezia Giulia) per gli Europarlamentari di riferimento.

2019

Consulenza Strategica

Partecipazione e 1°posto all’Hackathon indetto da Climathon all’Università di Salerno.

2017

Consulenza Strategica

Consulente per lo sviluppo della comunicazione di Elite Squash a Bristol (UK).

2016

Consulenza Strategica

Consulente della comunicazione per il progetto Art Lover Ground a Londra (UK)

2015

Linguaggi da Favola – Branding

Raccontare il Brand attraverso la magia di una favola, per diventare unico nel pensiero di chi ti incontra.


Intro

Progetto Editoriale

Cos’è la parola?
Un percorso fatto di elaborazione anche visiva, di pensiero critico che nella sua sintassi diventa costrutto verbale. E più il nostro vocabolario si amplia (codici), meno frustrazioni comunicative avremo.

Senza la parola siamo muti, chiusi in un silenzio che non è riflessione, ma impotenza.

Il mio obiettivo è aumentare le parole dentro ognuno di noi, e perchè passare per la favola ed il disegno libero?
Perchè la lettura arricchisce la nostra immaginazione ed il nostro vocabolario, mentre l’opportunità di disegnare crea percorsi di riflessione, analisi, ricerca, una fase propedeutica alla voglia di sapere di più, che si traduce in disegno (segno) magari da interpretare, ma comunque esercizio di un’azione portata a termine. Un tassello nella rete di eventi di un bambino, ragazzo, adulto, che è stimolo per andare alla ricerca di altre parole.

Questo progetto editoriale nasce dalla consapevolezza di voler (e dover) supportare e dare, e l’idea tocca 2 aree di sviluppo della persona fondamentali:

  • La capacità di comunicazione personale (attività neuronale – acquisizione di codici del linguaggio attraverso la raccolta di parole).
  • Capacità di interazione sociale (attività emotiva – consapevolezza emozionale e conseguente capacità di lettura di sé stesso e dell’altro).

La frustrazione del non saper esprimere se stessi e non riuscire a gestire il dialogo sociale porta a forme di violenza psicologica e fisica che potrebbero essere contrastate proprio dal grado di espressività personale. In questo contesto il “libro” ha il compito di aggiungere qualcosa al bagaglio emotivo del lettore, che sia lo spunto per un sogno o la capacità di elaborare nuovi pensieri grazie a nuove parole.

Storytelling & Branding

Lo storytelling è uno strumento strategico fondamentale per il branding aziendale perché trasforma la comunicazione da una semplice trasmissione di dati, in un’esperienza emotiva e memorabile. Invece di limitarsi a vendere un prodotto, il racconto permette all’azienda di condividere la propria anima, i propri valori e la propria visione.

Ecco i principali modi in cui lo storytelling migliora il branding:

  • Crea una connessione emotiva: Le storie attivano aree del cervello legate alla memoria e alle emozioni (come l’ippocampo), trasformando il marchio da un’entità astratta a un ricordo significativo con cui il pubblico può immedesimarsi.
  • Aumenta la memorabilità: È scientificamente provato che le persone ricordano meglio le informazioni se presentate sotto forma di narrazione rispetto a una lista di fatti o caratteristiche tecniche.
  • Differenziazione dalla concorrenza: In mercati saturi, la qualità del prodotto spesso non basta. Una storia autentica e unica permette di distinguersi e di posizionarsi come un punto di riferimento autorevole nel proprio settore.
  • Umanizza il brand (anche nel B2B): Raccontare le sfide, i successi e il “perché” dietro un’attività accorcia le distanze con i clienti, costruendo una relazione di fiducia basata sulla trasparenza e l’autenticità.
  • Rafforza la cultura aziendale: Lo storytelling non è utile solo verso l’esterno; internamente aiuta a motivare i dipendenti, allineandoli ai valori del brand e creando un senso di appartenenza che attrae anche nuovi talenti.
  • Favorisce la fedeltà e il passaparola: Una storia coinvolgente trasforma i clienti in “Brand Ambassadors” che condividono spontaneamente i contenuti del brand, espandendone la portata e migliorando la reputazione online e offline.

Documenti

Video della composizione del libro

Lista Favole

I 5 Regni

Grazie alla proposta ricevuta dall’Ufficio della Provincia Autonoma di Trento (Dipartimento artigianato, commercio, promozione sport e turismo) nella persona della Direttrice Tamara Gasperi (IS per la valorizzazione dell’associazionismo sportivo trentino, nell’organizzazione delle Olimpiadi e Paralimpiadi 2026) di elaborare un prodotto in grado di raccontare i valori dello sport ed in particolare delle Olimpiadi e Paralimpiadi, nell’ambito del contesto Culturale di Milano-Cortina 2026, è nata la favola “I 5 Regni“.

Progetto

L’idea è stata sin dall’inizio quella di mettere al centro la “curiosità” e la “passione”. Elementi in grado di sviluppare crescita e comunità.
Prendendo spunto dai 5 cerchi olimpici e dall’idea che ogni cerchio potesse rappresentare un luogo (come nella realtà Olimpica) la strada è stata quella di raccontare la bellezza della condivisione, che porta allo sviluppo sociale, in contrapposizione con la mancanza di comunicazione che rende le persone avide e cieche rispetto alla realtà.

Favola

Olimpia è una Regina che crede nella condivisione, nello scambio e nella cultura. Il suo Regno è florido perchè tutte le persone che vi abitano sono viste come valore aggiunto. Lei stessa viaggia di nascosto per scoprire nuove idee e nuovi modi di fare che possono migliorare la vita del suo popolo. Quando la “ricchezza” del suo Regno porta l’invidia negli occhi di altri 4 governanti, l’unica cosa che questi ultimi sanno pensare, è quella di invadere il Regno di Olimpia per derubarla di questo potere magico in grado di portare enorme benessere.

Al loro arrivo però, trovano tutte le porte aperte e nessuna resistenza armata. Che sia per mare, per aria, per terra, gli invasori trovano indicazioni precise per raggiungere il cuore del Regno, il luogo dove è custodito il segreto tanto ambito.

I 4 pretendenti si ritrovano increduli all’interno della biblioteca di Olimpia, dove un piccolo taccuino si mostra su di un tavolo. La Regina, raggiunta la sala, spiega a tutti che il segreto del suo benessere è nell’unione delle unicità di ogni Regno. Lei ha raccolto nel tempo queste prerogative e le ha implementate e adattate alla vita del suo Regno, creando la ricchezza più importante che ci sia, quella del benessere umano.

Da quel giorno, tutti decisero di incontrarsi ogni 4 anni per scambiarsi idee e progetti, così da migliorare sempre di più, o semplicemente per stare insieme. Olimpia diede un anello ad ogni Regno, come simbolo di unione e continuità. E propose di avere ad ogni incontro momenti di gioco e sport con i quali divertirsi. Questo diede forma a quelle che oggi noi chiamiamo “Olimpiadi & Paralimpiadi”.

Evoluzione

Il progetto ha avuto un cambio improvviso poco prima del periodo natalizio. Per esigenze progettuali si è dovuto elaborare una veste diversa rispetto a quella editoriale intrapresa. Grazie alla partecipazione del compositore Lodovico Saccol, la favola è stata adattata e messa in musica, per essere cantata dal coro di voci bianche “Le Piccole Colonne” di Trento.

Il 30 gennaio, nell’ambito del progetto “Competition – Anelli di Congiunzione“, all’interno de “Le Gallerie Trento“, viene ufficialmente presentato il brano “Cinque anelli colorati” (Testo e Musica: Lodovico Saccol) interpretato dal coro “Le Piccole Colonne” di Trento.

Coro Piccole Colonne di Trento: fonte IG

Video

“Cinque anelli colorati” la nuova canzone che oggi abbiamo presentato in occasione dell’inaugurazione della mostra COMPETITION – Anelli di congiunzione, un percorso nella Galleria nera di Piedicastello a Trento per scoprire la storia di sei Giochi Olimpici e Paralimpici ma anche e soprattutto le emozioni degli atleti e delle atlete.
Il nostro brano è stato scritto e musicato da Lodovico Saccol da un’idea di Max Spera. Buon ascolto!


Dal Blog del coro Piccole Colonne di Trento

È stato particolarmente significativo cantare Cinque Anelli Colorati alle Le Gallerie di Piedicastello, lo scorso 30 gennaio 2026 in occasione dell’inaugurazione della mostra “Competion. Anelli di congiunzione”, un evento della Fondazione Museo Storico . Musica e testo di Lodovico Saccol, da un’idea di Max Spera.

In uno spazio che racconta la memoria e la storia, abbiamo portato un brano che parla di pace, dialogo e condivisione.

La canzone ci riporta in una Atene antica e luminosa, governata dalla saggia Olimpia: una sovrana che non usa eserciti né armi, ma ascolto e confronto.
Quando quattro sovrani decidono di attaccare la città, trovano porte aperte, libri al posto delle armi, tappeti stesi sulle strade e un sorriso ad accoglierli.

Il segreto di Olimpia? Ascoltare. Condividere sapere.
Costruire progresso attraverso l’amore.

Cinque anelli colorati, ecco il nostro pegno,
passeranno quattro anni e ci troviamo qui.
Ogni regno porterà atleti e giocatori,
tutti insieme alla pace si giocherà !

Il simbolo dei cinque anelli colorati diventa così un impegno: ritrovarsi ogni quattro anni non per combattere, ma per giocare insieme, nel rispetto reciproco.

Alle Gallerie, il canto delle voci dei bambini ha risuonato come un invito semplice e universale.
Un messaggio più attuale che mai.

Coro Piccole Colonne di Trento


Link

  • Fondazione Milano-Cortina 2026 Link
  • Provincia Autonoma di Trento Link
  • Lodovico Saccol Link
  • Coro Piccole Colonne Link

Il Mio Sport Magazine

Comunicare attraverso la curiosità dei ragazzi.

Il progetto

L’idea del magazine nasce dalla volontà di “lavorare” sul vocabolario dei ragazzi, un modo per arricchirlo in modo naturale e divertente, stimolando la loro innata curiosità.
Altro punto chiave, la possibilità di raccontare il territorio attraverso un ambito che nessuno ha preso in considerazione, ovvero le Associazioni Sportive.
Raccontare le Associazioni Sportive vuol dire parlare di Sport, ma anche della storia del territorio e delle persone che in qualche modo hanno modellato il tessuto sociale, proprio per il loro lavoro sui ragazzi, attraverso lo sport.

L’opportunità

Il Trentino Alto-Adige è terra di sport e di Atleti incredibili, lasciar scoprire ai ragazzi, il loro lato umano, è un percorso che può affrontare temi come il bullismo e le differenze di genere.

La strategia è stata semplice: Sviluppare un magazine cartaceo e digitale, in grado di raccontare lo sport, il territorio ed il sociale, lasciando l’impegno delle interviste ai ragazzi delle scuole medie.

Il Magazine

Un trimestrale cartaceo con redazioni nelle scuole medie del territorio e tutte le Associazioni Sportive e gli Eventi Sportivi coinvolti per creare una rete di comunicazione. Domande libere, pagine che diventano un podcast, ragazzi che si immergono in ogni racconto, apportando al loro bagaglio, più parole, più conoscenza e più emozioni.

L’obiettivo

Rendere il magazine totalmente autonomo nelle scuole che lo accolgono, dalla redazione alla grafica, fino alla stampa. Scalare il progetto per coprire tutto il territorio e replicare la cosa in tutte le regioni d’Italia.

Link

Sito web: Link

Skiri – Melodie di Neve

Un nuovo progetto per raccontare lo Skiri Trophy: la favola del nostro scoiattolino preferito.

Il progetto Skiri Trophy ha accolto la favola “Melodie di Neve”, che sarà un punto di partenza per poter parlare di sport, territorio, sociale e arte, attraverso la bellezza e la curiosità dei ragazzi.

 Scopri di più sul sito ufficiale di Skiri Trophy –> clicca quì

Società disevolutiva

Se l’evoluzione si ferma, il senso della vita si svuota. L’evoluzione avviene quando ci adattiamo all’ambiente circostante, (banalmente per sopravvivere e continuare a portare avanti la specie) ma l’evoluzione ha bisogno di una specifica capacità… La percezione del sé, perchè solo avendo cognizione del proprio essere possiamo coordinare il nostro esistere con quello degli altri, catturando nel tempo, le opportunità di crescita e di evoluzione.

E come funziona la percezione del sé?
Con l’allenamento fisico! Più ci lavori sopra più sei coerente con le tue capacità e la tua essenza, più avrai un corpo tonico e performante in grado di darti opportunità di miglioramento durante tutto l’arco della tua vita, e magari in grado di portarti ad una fine degna e semplice, ricca di ricordi ed emozioni che in qualche modo potrebbero restare lì con te, da qualche parte nell’infinito.

E invece no!
Stiamo atrofizzando l’emozione dell’incontro, stiamo demolendo l’essenza dello scambio, quella maestosa gocciolina di sudore che ci scivolava addosso pochi secondi prima, del tuffo negli occhi dell’altro.
A furia di dividerci in categorie e sottogruppi, ci stiamo isolando sempre di più in nome di una essenza unica, che di unico ha solo il grado di silenzio delle strade dove prima ci si incontrava e parlava, dove ci si innamorava e perdeva, nella meravigliosa giostra della crescita e dell’evoluzione.

Non diamo più attenzione agli altri, abbiamo paura degli altri, e spesso proviamo a rendere gli altri follower, perchè il dibattito, il controcanto, il pensiero opposto, ci rendono nudi e di conseguenza esposti alle brezze mentali degli altri, che potrebbero farci ammalare di riflessologia. E ci rendono poveri, senza un filtro o una grafica a gonfiare la semplice presenza accanto ad una spiaggia, ad un piatto di spaghetti, attimi di vita reali ed analogici che non portano più il like botulinico che ci serve per gonfiare il nostro ego. Al massimo lasciamo naturale un tramonto, forse perchè in realtà abbiamo consapevolezza che è condizione speculare del nostro stato.

Ci abituiamo sempre di più al bello, ma un bello asettico, scarico del senso del fascino, quel formicolio mentale che racchiude mistero, bellezza, voglia, paura… E forse è proprio la paura che ci frega, la paura di non esserci che alla fine in definitiva, non ci fa essere. La paura monta e diventa panna morbida, libidinosa, che ci attrae e ci coccola, in un limbo senza emozioni e sentimenti. Una volta c’era la paura della morte e ci hanno inventato le religioni, oggi c’è la paura dell’essere semplicemente analogici, e ci hanno inventato la seo e il ranking.

Di scappatoie ce ne sono poche reali, sempre di più digitali, quelle finte sanno di attimi sempre perfetti e di accettazione al limite della schizofrenia, del paradosso, dell’essere guru digitali con certificati da comprare un tot al chilo, e mediocri, anzi ignoranti umanamente a tal punto da non saper più nemmeno capire il pianto di un bambino che cerca un semplice, umano abbraccio. Di reali invece ve ne sono a lunga scadenza dove a contare è l’essere, dove in prima fila c’è l’empatia, un percorso difficile, pieno di cadute e sbucciature che alla fine per i pochi adepti, saranno medaglie al valor civile. La civiltà, l’essere civile, l’eleganza e la giusta dose di dignità, un aperitivo della vita che si impara a mescolare da bambini, con accanto genitori che non fanno gli amici, che piangono di notte per i sensi di colpa e che continuano a dire no (giustificando) anche se gli occhi lucidi dei figli sono paletti di frassino nel cuore.

Ci vuole volontà, ci vuole anima, e tutto questo nasce dal sorriso dei bambini ai quali bisogna regalare un futuro ricco di sogni ed opportunità. A lunga scadenza, come il latte, come un mutuo, come una casa che ci accoglie e non cade perché è stata costruita un pezzo alla volta, da mani esperte.

Ma noi andiamo di fretta, sempre in questo “now” che tutti sfoggiano ma che pochi comprendono, sempre un vedere vicino vicinissimo lasciando andare la logica del pianificare a lungo termine, perchè le distanze le lasciamo a chi la vita ce la pianifica e piuttosto ci lasciamo assuefare dagli attimi degli anni passati riproposti per creare emozioni riciclabili che ci legano al passato. Restiamo sempre più muti nei millimetri di un telefono che ci collega al mondo intero, senza nemmeno trovare il tempo per valutare le distanze di sicurezza, come sulle strade della vita, dove ci attacchiamo a chi ci è davanti, per mostrare quanto capaci siamo nel poter essere i prossimi leader, i prossimi primi, senza pensare che la vita, come la strada, può essere lunga e piena di “primi” da superare, quindi sarebbe meglio prendersi il proprio tempo e rendersi conto che il rischio di diventare di colpo definitivamente ultimi è imminente.

Allora cosa fare, cosa dire, da dove iniziare?
Dal voler essere migliori di ieri, ma non per gli altri; per noi stessi. Migliorarsi per godersi le opportunità della vita, per essere chi le opportunità le crea e le condivide, per essere chi domani accumulerà per merito e condividerà per umanità. Partire dalle parole, che sono mattoni per case emozionali a prova di bullo, le parole, che sono la medicina in grado di sconfiggere il buio. Se vogliamo tornare ad evolvere, dobbiamo tornare a sudare per trovare il miglior noi possibile, sudare per trovare il nostro posto in questo piccolo mondo, e sudare per potersi godere la meraviglia delle meraviglie… una vita d’amore.

Moira non solo Circo

Nel 2006 ho ricevuto l’incarico dall’ufficio stampa del circo di Moira Orfei di sviluppare un’idea per la comunicazione del Brand, con funzione commerciale.
Dopo un’attenta analisi dello storico “enorme” dell’Azienda, ho optato per la realizzazione di un “organo interno” da far diventare “esterno” in un secondo momento.

Il lavoro di preparazione è durato 3 mesi, con la messa in cantiere dei seguenti ruoli:

  • Reparto grafico: Grafica + Fumetto
  • Reparto editoriale
  • Sistema di distribuzione
  • Network uffici stampa
  • Calendario di stampa

Durante la lavorazione dei contenuti, ho pensato all’inserimento di un fumetto dedicato a Moira Orfei che riprendesse le storie dei suoi film e dei suoi spettacoli. Dopo aver lavorato al concept del personaggio, ho lavorato con Nicola Lisci per renderlo reale e tradurlo dal primo momento in un “brand character”.

Magazine


Fumetto

Branding


Link

Linguaggi da Favola

Preambolo

In aumento gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane di ogni ordine e grado: quasi 359mila nell’anno scolastico 2023-2024, il 4,5% del totale degli iscritti (+6% rispetto al precedente anno scolastico), 75mila in più negli ultimi cinque anni (+26%). Cresce la quota di docenti per il sostegno con una formazione specifica: dal 63% al 73% in quattro anni, ma sono ancora molti gli insegnanti non specializzati (27%, nel Nord 38%) e l’11% viene assegnato in ritardo. Elevata la discontinuità nella didattica: più di un alunno su due (il 57% degli alunni con disabilità) ha cambiato insegnante per il sostegno da un anno all’altro, l’8,4% nel corso dello stesso anno scolastico.

Nell’anno scolastico 2023/2024 sono quasi 359milai gli alunni con disabilitàii che frequentano le scuole di ogni ordine e grado (il 4,5% degli iscritti, fonte MIMiii), circa 21mila in più rispetto all’anno precedente (+6%)iv. La quota di alunni con disabilità è più alta nella scuola primaria e secondaria di primo grado, dove si attesta al 5,5%, mentre diminuisce nella scuola dell’infanzia e nella secondaria di secondo grado (rispettivamente il 3,2% e il 3,5%). L’aumento degli alunni con disabilità nelle scuole italiane è particolarmente evidente se si va poco più indietro nel tempo. Rispetto all’anno scolastico 2018/2019 l’incremento è stato del 26%, circa 75mila in più. Notevoli le differenze in termini di genere: gli alunni con disabilità sono prevalentemente maschi, 228 ogni 100 femmine. Tale evidenza è in linea con le statistiche epidemiologiche che da tempo evidenziano sensibili differenze di genere in vari disturbi dello sviluppo neurologico, tra cui i disturbi dello spettro autistico e i disturbi del comportamento e dell’attenzione.

Il problema più diffuso è la disabilità intellettiva, che riguarda il 40% degli studenti con disabilità, quota che cresce nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, attestandosi rispettivamente al 46% e al 52%; seguono i disturbi dello sviluppo psicologico (35% degli studenti), questi ultimi più frequenti nella scuola primaria (39%) e nella scuola dell’infanzia (63%). I disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione riguardano quasi un quinto degli alunni con disabilità; entrambi sono più diffusi tra gli alunni delle scuole secondarie di
primo grado (rispettivamente il 24% e il 20% degli alunni). Meno frequenti invece sono le problematiche relative alla disabilità motoria (9%) e alla disabilità visiva o uditiva (circa 7%), con differenze poco rilevanti tra gli ordini scolastici.

Fonte:
Report – Alunni con disabilita | A.S. 2023-2024

Report completo: pdf


Se sei un’Azienda segui questo link: Linguaggi da Favola per le Aziende –> clicca quì


Violenza

La ricerca scientifica ha verificato in tutti questi ultimi anni come l’aggressività non sia in realtà un istinto, e dunque non sia affatto inevitabile. Oggi sappiamo con certezza che la violenza non è innata, non è presente sin dall’inizio nella vita del bambino, ma è una alterazione, un disfunzionamento che si produce successivamente solo quando non vengono soddisfatti in pieno i bisogni del bambino.
Se l’ambiente circostante non riesce a far sentire il bambino pienamente accettato, compreso, valorizzato, la rabbia (che normalmente deve essere solo l’ultimo mezzo a cui il bambino ricorre quando tutte le altre modalità non hanno avuto effetto) finisce per accumularsi, per crescere e cronicizzarsi, fino a diventare aggressività, tendenza alla distruttività, bullismo, cattiveria, incapacità di usare una forza calma, serena e gioiosa.

Una ricerca effettuata dalla Scuola Europea di Psicoterapia Funzionale (a partire dallo studio di casi clinici, dal lavoro diretto con l’infanzia e l’adolescenza, e dall’attività che da anni essa svolge con insegnanti ed operatori sociosanitari) mostra come si stiano dilatando eccessivamente funzionamenti di durezza, di agitazione, di aggressività, alimentando un terreno su cui si innestano poi alterazioni, patologie, comportamenti devianti, comportamenti di violenza.
Appare ogni giorno più urgente cercare di fermare il crescere della violenza e delle intolleranze favorendo lo sviluppo di una vera cultura della legalità e della solidarietà, capace di portare nel mondo una nuova speranza. Molto si è speso per diffondere in bambini e in adolescenti concetti di legalità e solidarietà; ma perché questi sforzi risultino veramente efficaci, bisogna che incidano sui funzionamenti di fondo delle persone, sui loro processi più profondi, non limitandosi solo alla sfera più superficiale, solo ai livelli della consapevolezza e della volontà.

Fonte:
Alle radici della violenza | psicologiafunzionale.it |
© 2012 – 2023 SOCIETÀ ITALIANA DI PSICOTERAPIA FUNZIONALE

Progetto Editoriale

Cos’è la parola?
Un percorso fatto di elaborazione anche visiva, di pensiero critico che nella sua sintassi diventa costrutto verbale. E più il nostro vocabolario si amplia (codici), meno frustrazioni comunicative avremo.

Senza la parola siamo muti, chiusi in un silenzio che non è riflessione, ma impotenza.

Il mio obiettivo è aumentare le parole dentro ognuno di noi, e perchè passare per la favola ed il disegno libero?
Perchè la lettura arricchisce la nostra immaginazione ed il nostro vocabolario, mentre l’opportunità di disegnare crea percorsi di riflessione, analisi, ricerca, una fase propedeutica alla voglia di sapere di più, che si traduce in disegno (segno) magari da interpretare, ma comunque esercizio di un’azione portata a termine. Un tassello nella rete di eventi di un bambino, ragazzo, adulto, che è stimolo per andare alla ricerca di altre parole.

Questo progetto editoriale nasce dalla consapevolezza di voler (e dover) supportare e dare, e l’idea tocca 2 aree di sviluppo della persona fondamentali:

  • La capacità di comunicazione personale (attività neuronale – acquisizione di codici del linguaggio attraverso la raccolta di parole).
  • Capacità di interazione sociale (attività emotiva – consapevolezza emozionale e conseguente capacità di lettura di sé stesso e dell’altro).

La frustrazione del non saper esprimere se stessi e non riuscire a gestire il dialogo sociale porta a forme di violenza psicologica e fisica che potrebbero essere contrastate proprio dal grado di espressività personale. In questo contesto il “libro” ha il compito di aggiungere qualcosa al bagaglio emotivo del lettore, che sia lo spunto per un sogno o la capacità di elaborare nuovi pensieri grazie a nuove parole.

Leggi, Senti, Crea

L’interattività di questo libro è dato dall’assenza di immagini (dalla copertina alla storia) proprio per dare libertà di espressione a chi legge. Questa “mancanza” diventa possibilità per tutti i bambini e ragazzi nella fascia d’età tra gli 8 e i 15 anni e ancor di più, per le persone BES. Vista la particolarità del libro che lascia esprimere il pensiero attraverso la creazione di percorsi artistici, con l’utilizzo di linguaggi verbali e non, più vicini alle esigenze di ogni singolo lettore.

Progetto di ricerca – Scuole, Associazioni & Persone BES

L’idea è quella di dare un libro ad ogni ragazzo BES nei 3 anni delle scuole medie, così da poter creare uno “studio”, attraverso l’analisi dei disegni, da valutare insieme a psicologi, sociologi, psichiatri, pedagoghi e neurologi.

I risultati degli studi dei libri darebbero la possibilità di creare un archivio pubblico dal quale reperire informazioni (sito web). Il progetto potrebbe essere finanziato da: PON, Scuola Viva, Ministero dell’Istruzione, Associazioni.

I libri sarebbero restituiti ai singoli lettori, così da far creare una loro personale libreria creativa, dando anche la possibilità di ricevere altri libri (con storie differenti) dopo la fine del percorso di scuola media primaria. Con i lavori degli alunni/lettori, si potrebbero creare mostre all’interno delle scuole/associazioni, per dar vita a tavoli di scambio con professionisti e famiglie.

Un libro da “co-creare” a partire dalla copertina, così da sviluppare una memoria da conservare tra le cose più care.

Un libro da “co-creare” a partire dalla copertina, così da creare una memoria da conservare tra le cose più care.

Per le scuole

Quali strumenti abbiamo contro il bullismo e contro la dispersione scolastica? Cosa possiamo fare per rendere la scuola un momento di bellezza sociale?

Dobbiamo partire dalla parola amore, non solo quella romantica e super utilizzata per ogni cosa, ma quella viscerale e inattaccabile, che sgorga passione ed emozioni.

Chi insegna dovrebbe emozionarsi più degli scolari, perchè nessun messaggio sarà recepito senza una adeguata spinta emotiva reale, perchè chi ascolta, ha bisogno di certezze. C’è bisogno di dialogo, di ascolto, di ripetizione e anche di attimi di pausa.

La scuola è la casa della cultura e della crescita, e la meraviglia dovrebbe pervadere ogni angolo di essa, le persone (tutte) le aule, i laboratori, le mense, gli spazi comuni e le strade che portano ad essa, tutto dovrebbe essere studiato per dare bellezza. Spero che l’idea di questo libro possa far scattare la voglia di bellezza, il bisogno di emozione e la capacità (innata) di amare.

La possibilità di esprimere il proprio sentimento creativo dopo la lettura, potrebbe essere motivo di dialogo per la consapevolezza emotiva.

Percorso

  • Lettura della favola
  • Q/A con l’autore
  • Disegno

Opportunità:

  • mostre con i disegni dei ragazzi
  • tavole rotonde con i genitori per parlare di comunicazione

Come funziona?

  • La scuola acquista un libro per ogni studente del progetto
  • Si organizza un incontro di avvio lavori con Professionisti e Docenti
  • Si creano momenti di follow-up
  • Si crea un momento di scambio con le famiglie
  • Si chiude il progetto a fine anno, con valutazioni e momenti ludici

Per le Associazioni

Ogni libro della collezione avrà sempre una pagina dedicata alle Associazioni che si occupano di sviluppo e di tutela della persona. La presenza nel libro sarà sempre gratuita e basata sull’operato della singola. Il logo, il sito web e una descrizione daranno modo di conoscere le Associazioni.

Le Associazioni potranno richiedere il libro per progetti ed iniziative con la possibilità di brandizzarlo/personalizzarlo. Potranno venderlo al prezzo di copertina (consigliato) e trattenere il 40% al netto delle spese di produzione. In occasioni speciali, si potrà trattenere tutto il ricavato al netto delle spese di produzione.

All’interno del libro la possibilità di ospitare riferimenti ad Associazioni che si occupano
di sociale e sviluppo personale.

Il libro

Questo è un libro attivo, in grado di regalare spunti emotivi e pratici per lo sviluppo cognitivo del lettore (il ragionamento, l’intelligenza, il linguaggio e la memoria). Il libro ha internamente la storia in italiano per la lettura e pagine bianche per lo sviluppo creativo.

Ogni pezzo della storia ha la sua pagina per dare sfogo all’immaginazione.

Le immagini

“Illustrazioni cadute dal libro”, utilizzabili oltre che per la lettura del racconto, anche per crearne di nuove, o per abbellire la camera.

Le immagini “cadute dal libro” sono pronte a supportare il racconto o a crearne di nuovi.

Extra

Il libro è spedito in una scatola che racchiude la lettera ai “grandi” e una matita. Anche la scatola è bianca e può essere personalizzata ed utilizzata per contenere memorie.

Workshop
Linguaggi da favola è anche un workshop adatto alle scuole. Il racconto delle favole in italiano ed inglese (per l’Italia) con l’ausilio di illustrazioni stampate e/o proiettate. Q&A con l’autore e sessione di disegno.

From Lidia – Bristol 2015
From Vanessa – Bristol 2017
From Vanessa – Bristol 2017
From Creations by Nicky – Italia 2019
From Elena – Italia 2020
From Elena – Italia 2020

Lettera dell’autore

Il nostro linguaggio è fatto di parole e di azioni, insieme sono espressione di chi siamo e chi saremo. É importante conoscere le parole, ancor di più quelle delle emozioni (i loro nomi) e coltivarle, per liberarsi dalla frustrazione emotiva che non rende giustizia a quello che “sentiamo” dentro di noi.

Questo progetto prova a fare entrambe le cose, con un libro attivo, dove la lettura si intreccia al pensiero per diventare espressione, emotiva e creativa, così da allenare al racconto un po’ in più di noi, agli altri e a noi stessi.

La violenza, in ogni sua forma può essere sconfitta dalla consapevolezza del sé e dalla capacità di esprimere. Dobbiamo aiutare i nostri piccoli eroi del futuro ad allenarsi al dialogo, all’ascolto, alla condivisione. Dobbiamo fare un passo indietro per portare avanti il futuro di altri 100 anni, e questo è possibile solo donando equilibrio ed essenziale.

Questa proposta è la prima di una serie di 15 storie, racconti che vogliono diventare raccolta di memorie e di emozioni, la mia preghiera a voi “piccoli” adulti e/o adulti dal cuore “giovane”, è di non proteggere il libro dalla forza dei vostri piccoli “grandi” sognatori. Lasciate che lo utilizzino e lo consumino, e magari aiutateli a distruggerlo a colpi di sogni.

Un giorno, riguardando questo libro “imbrattato” di passione, troverete una memoria pronta a regalarvi un sorriso e/o una lacrima di gioia.

Ricordatevi che:

“Non esistono concetti troppo difficili per un bambino, solo adulti svogliati!”

Grazie.

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Fatacchie

Il progetto “Fatacchie” nasce nel 2007 dall’incontro quasi fortuito tra Max Spera e Nicola Lisci a Roma. L’idea è di utilizzare una delle storie per sviluppare un progetto/start-up di quello che dovrebbe diventare un cartone animato. Al gruppo si aggregano Antonio Ostuni (web) Alessandro Landi (musica) Martina Cimarelli (traduzioni) Martina Talucci (traduzioni) Ivan Pergasi (animatore). Nel 2010 a Londra entra a far parte del team Nadia Ostacchini, che rende la storia un audio-book attraverso la sua compagnia teatrale “Tricolore Theatre Company”.

Team

Sinossi

Nei nostri sogni, nei nostri pensieri, ci sono delle immagini, dei personaggi, che il più delle volte dimentichiamo nel giro di pochi secondi, o non ricordiamo affatto. Ma ci siamo mai chiesti da dove arrivano quelle immagini? Chi sono i personaggi che vediamo? E se ci fosse un mondo vicino al nostro dove si lavora perché tutto questo avvenga?

Un mondo in cui si organizzano casting, prove, si attrezzano studi e si creano scenografie, il tutto, per dare a noi la possibilità di sognare e creare. Ma ancora di più, siamo sicuri che questo mondo sia diverso dal nostro? E se anche lì per avere la parte principale, del sogno più bello dell’anno, devi essere amico di… parente di…?

Trailer

Personaggi

AudioLibro (Inglese)

Voice over from Tricolore Theatre Company

L’AudioLibro è stato sviluppato da Nadia Ostacchini e la Compagnia “Tricolore Theatre Company”. Gli attori sono: Nadia Ostacchini, Phil Gerrard e Eugenia Caruso. Supporto tecnico di Peter Sutton. L’audio è stato registrato presso “Maxability” in Southgate – London, UK. 2011

Prodotti

La storia (non tutta)

Nel mondo dei sogni e dei desideri vivono tanti personaggi della nostra fantasia e, altri che ancora devono essere creati. Nella città di Story Town vivono i personaggi più famosi di tutte le storie e racconti, ma siamo sicuri di conoscere la realtà delle cose? Secondo voi, perché un personaggio della fantasia diventa famoso ed un altro no?
Poco lontano da Story Town c’è Favola City che è il punto d’arrivo (a volte definitivo) per gli
aspiranti P. F. (Personaggi Famosi), è qui che si intrecciano storie di delusioni e di vittorie, ed è qui che inizia il nostro racconto, dietro le quinte di un mondo che ci rivelerà una realtà sconvolgente. C’è una categoria, che da sempre vive sotto i riflettori e raccoglie consensi in ogni parte del mondo, è la Casta delle Fate: Madrine, Fate, Maghe, Fattucchiere, Aiutanti etc., insomma, il Gota della magia al femminile. Ma cosa c’è di vero dietro tutto questo, che sicurezza abbiamo noi che siano veramente magiche? Siete sicuri che Campanellino sappia volare? E la Fata di Pinocchio, prima di apparire sullo schermo, cosa faceva nella vita?

A queste e ad altre domande risponderemo grazie ad una nostra agente infiltrata che ha scoperto il passato di quattro donne, quattro vere maghe che oggi si occupano di tutt’altro (due gestiscono un bar, una fa dolci per una pasticceria, un’altra fa la cameriera in un pub). Sono quelle che nella più blasonata Story Town, vengono chiamate Fatacchie, donne magiche che non hanno raggiunto il successo e che oggi, dopo più di cinquecento anni di soprusi, ci sveleranno i segreti delle loro…pfui…”colleghe”. Adesso diamo la parola alla persona che ha scoperto tutto questo, una nostra infiltrata che per più di un anno ha girato in lungo ed in largo e da cima a fondo Favola City e Story Town, naturalmente per motivi di sicurezza non possiamo svelarvi il suo nome, la sua identità deve rimanere segreta, in futuro potrebbe scoprire altre sensazionali storie, ma adesso appassioniamoci a questa e, per cautela, chiameremo il nostro riferimento Ketty. Ci sei Ketty?

Ketty: ciao Capo! Certo, sono qui nel pieno della parata che apre i festeggiamenti per la
ricollocazione delle vere donne magiche all’interno delle favole, oggi le quattro donne si
presenteranno al grande pubblico e costituiranno il nuovo collegio della magia, l’unico che avrà il potere decisionale su quali maghe ed affini devono entrare nelle storie, ma adesso può partire il filmato che vi racconterà l’avventura delle nostre amiche e che darà al mondo reale e fantastico finalmente il polso di quello che succedeva fino a pochi giorni fa! A dopo!
Tutto è iniziato qualche anno fa, quando per caso lessi su di un giornale che stavano cercando una Fata perché di li a poco avrebbero creato una nuova storia, il giornale di Story Town aveva nella pagina degli annunci un trafiletto con la data e l’ora del casting, naturalmente non avendo interesse per quella cosa non le diedi peso. Dopo qualche settimana un bel titolo a centro pagina annunciava che la Fata era stata trovata e che presto sarebbe stata presentata al pubblico, le iniziali riportate erano G. M.. Qualche giorno dopo, la foto della prescelta campeggiava sulla prima pagina di quasi tutti i giornali, era bella, anzi, bellissima, da fare invidia a Cenerentola, ma una cosa destò la mia attenzione e dopo la mia curiosità, il nome sotto la foto era: Giusy Nolan. La maggior parte di voi penseranno: “un errore di battitura può sempre capitare” e, in effetti, anch’io archiviai in quel modo la faccenda, ma, a distanza di una settimana e mezza dalla notizia, in un bar ascoltai le parole di un tizio che apparentemente sembrava matto. Nel locale si parlava della nuova Fata, ma lui sembrava contrariato e ad un certo punto interruppe la discussione degli altri dicendo: “…tanto si sa come funzionano queste cose…scommetto che quella non è nemmeno una vera fata”! Naturalmente tutti si misero a ridere e lui, contrariato, se ne andò. Ricordandomi dell’errore, lo seguì e lo fermai per chiedergli perché avesse detto quella cosa, e lui, continuò: “…lo vuoi sapere davvero? Sei sicura?

Io non posso dirti tutto, altrimenti l’incantesimo che ho addosso si avvererebbe, ma posso dirti che è tutto finto, è tutto un giro per fare soldi, le vere donne magiche sono tra di noi, sono quelle che fanno i lavori più umili, guardati attorno e scoprirai la realtà, adesso basta non ti posso dire di più e, non cercarmi, non ti potrei dire altro!”. In effetti si vedeva che aveva bevuto, ma il mio istinto mi diceva di provare a cercare qualcosa, dopo una veloce consultazione su internet e di alcuni archivi di un giornale, mi ritrovai davanti molti articoli che parlavano di “Fatacchie”, ovvero il termine con il quale le donne magiche di Story Town chiamano le donne magiche che non hanno superato i provini e vivono a Favola City. Grazie al mio amico Flash non mi fu difficile recuperare una lista di nomi di donne magiche: è un vero e proprio mago dei book fotografici, appena un aspirante P.F. mette piede a Favola City è a lui che si rivolge per il primo set fotografico. Naturalmente dalla lista presi solo i nomi delle ragazze che avevano fatto il servizio fotografico almeno nei cinquant’ anni precedenti, così da avere qualcuno che conoscesse la storia delle cose, Flash allora era ancora inesperto e usava dare anche i negativi alle ragazze, così non avevo nessuna foto delle tipe, ma in compenso avevo i loro indirizzi. La prima della lista si chiamava Marta Grimm, prima di provare a parlarle decisi di seguirla, in effetti non era quella che in gergo si può definire, una fatina (aveva i fianchi un pochino abbondanti e sicuramente un’ossatura massiccia), la seguì per qualche giorno e scoprii che gestiva un Bar insieme ad una sua amica, l’occasione di parlarle si presentò quando un giorno, approfittando della pioggia, decisi di entrare nel bar e ordinare qualcosa. Per fortuna il bar era vuoto e così iniziammo a fare amicizia senza che nessuno potesse disturbare…

Ketty: …beh in effetti non è facile per chi arriva inserirsi, qualche tempo fa era tutto più semplice, chi voleva lavorare nel mondo delle storie non pensava ai guadagni, era una vera e propria passione!
Marta: non credere, il potenziale delle storie è sempre stato sotto gli occhi di tutti e gia molto tempo fa per entrare si era disposti a tutto!
Ketty: vuoi dire che il mondo di Story Town è corrotto?
Marta: diciamo che non tutto quello che luccica è oro!

…quella sua affermazione mi incuriosì molto, ma naturalmente non potevo esagerare, rischiavo di far scoprire la mia identità. Dopotutto mi ero presentata come aspirante governante (a dire il vero io non so nemmeno cucinare)…

Ketty: dopotutto io non cerco un ruolo di primo piano, non pretendo di fare la Principessa, o la Fata, vorrei fare la Governante, accudire la casa, istruire i figli, nelle storie è un personaggio che non deve mostrare chissà cosa, il più delle volte appare appena!
Marta: è uguale, non è il peso che tu vuoi avere nella storia, ma il fatto che tu ci voglia entrare, ascolta, ti do un consiglio, se vuoi entrare in quel giro, devi conoscere le persone giuste, sono in pochi a decidere realmente chi deve entrare in una storia, gli altri sono solo approfittatori che al massimo ti fanno apparire in qualche sogno che poi verrà perso, sai quanti ne ho conosciuti!?
Ketty: ma dai! Allora anche tu sei un’aspirante P.F.!
Marta: lo ero, ma adesso non ci penso più, ho capito come vanno le cose e ho deciso di cambiare vita e, comunque non mi lamento, il bar è sempre stato il mio secondo sogno e adesso sono riuscita a realizzarlo!

…dopo quelle parole entrarono dei clienti e il nostro discorso si interruppe. Mi chiese di tornare, e passai il giorno seguente a convincere il mio capo che stavo seguendo un caso importante e che avrebbe dovuto tenermi sotto copertura. Per fortuna i miei ultimi articoli avevano avuto tutti la quinta pagina e così decise di assecondarmi per una settimana,avevo sette giorni per mettere sulla sua scrivania un fascicolo interessante, per non essere sbattuta fuori dal giornale. Preparai un falso curriculum che poi è quello che facevano tutti gli aspiranti P.F. , m’inventai un passato da pubblico degli spot (chi va a notare una persona in una folla in uno spot da mezzo minuto), e così iniziai la mia nuova vita da aspirante Personaggio Famoso. L’amicizia con Marta divenne tale che iniziammo a vederci nei suoi giorni liberi, mi presentò una sua amica, Laura Collodi, che tra le altre cose figurava nella lista di Flash, e mi rivelò che era una donna magica, fu a quel punto che decisi di rivelare la mia identità, dopotutto non riuscivo mai a parlare di qualcosa di interessante che potesse servirmi e, cosa più importante, mancavano solo due giorni alla consegna del dossier, così chiamai Marta, le dissi che volevo incontrarla e le raccontai tutto…

Marta: ma io so tutto!
…a quel punto divenni bianca e rossa e di qualche altro colore che era sconosciuto anche
all’arcobaleno…
Ketty: come sai tutto?
Marta: dovevi informarti, le donne magiche possono leggere il pensiero, non tutte, ma io si!
Ketty: e perché non mi hai detto niente?
Marta: perché ho visto che lo stai facendo per un motivo valido, non è solo per lo scoop, ma per provare a cambiare il sistema, il problema è che il sistema potrebbe essere troppo radicato per cambiarlo adesso!
Ketty: ma io sono sicura che qualcosa si può fare, se non sbaglio ci sono altre tre donne magiche che fecero i provini per delle grosse storie quando hai iniziato tu!
Marta: in realtà eravamo in quattro, io, Laura Collodi, Gina Rodari e Dorothy Disney!
Ketty: Dorothy? La tua socia del bar?
Marta: si proprio lei!
Ketty: perché non proviamo a riunirle tutte, parliamone vediamo cosa si può fare!
Marta: non penso, nessuno ha più voglia di lottare, lo abbiamo fatto per anni, l’ultima volta in cui mi sono rimessa in gioco è stato qualche settimana fa, ma è stata l’ultima volta!

…in quel momento ebbi un flash, Marta Grimm, le sue iniziali erano M.G. come quelle del
giornale…

Ketty: ma allora non è stato un errore!
Marta: no! Avevo vinto io, ma alla fine è successo il solito impiccio!
Ketty: ti prego Marta, pensaci, pensa a tutte le ragazze che verranno a Favola City con dei sogni come quelli che avevate voi, fatelo per loro, date loro un futuro fatto di possibilità vere!
Marta: proverò a chiamare le ragazze e vedremo, ti chiamo domani e ti saprò dire!
Ketty: vedi! Non è mai detta l’ultima parola!
Marta: a dire il vero mi ha convinta un’altra cosa!
Ketty: cosa?
Marta: quando sei entrata pensavi solo al tuo dossier per dopodomani, ma mentre cercavi di convincermi lo hai eliminato del tutto dalle tue preoccupazioni e hai pensato a tutte quelle ragazze che ogni giorno arrivano qui!
Ketty: ma leggi tutto quello che penso?
Marta: solo quello che mi riguarda!

…andai via fiduciosa che avrebbe fatto di tutto per convincere le ragazze, aveva ancora voglia di provare a tutti la sua bravura e, questo l’avrebbe spinta a rimettersi in gioco. Dopo una notte a guardare le ultime novità in televisione, mi svegliai al trillo del telefonino, era Marta, aveva convinto le ragazze e, ci saremmo viste a casa sua alle otto di sera. Quando entrai mi ritrovai davanti quelle che potevano essere definite cinque normalissime casalinghe e che niente sembrava avessero a che fare con il mondo sfavillante di Story Town, Marta mi aveva detto di mettermi un cappello e sotto di esso un foglio di carta velina (non potevano leggere il pensiero attraverso la carta velina), così sarei stata libera di pensare qualsiasi cosa senza sentirmi in imbarazzo, anche perché la prima cosa che notai e che tra le cinque, la più carina (per modo di dire) era proprio Marta… …Continua!

Polvere di pozione

Milioni di anni fa, nell’universo, c’era un omino che trasportava una pozione magica in giro per i mondi. La pozione serviva ai piccoli per diventare grandi e forti. L’omino era l’unico a conoscere il luogo in cui si trovava la fonte di questa pozione, e la sua famiglia, si tramandava il segreto da sempre.

Quel giorno l’omino era leggermente triste, questo perché era il suo ultimo giorno di lavoro,infatti, dal giorno successivo, il giro della pozione magica lo avrebbe intrapreso suo figlio. Quella sera, in casa dell’omino, le raccomandazioni furono tante, soprattutto quella di non distrarsi durante il trasporto. Ma, come accade anche sul nostro pianeta, i giovani si fanno trasportare dall’entusiasmo e, dietro l’angolo, si prepara a comparire il destino avverso. Il giovane “pilota” stava tornando dalla fonte e aveva già compiuto tre consegne senza problemi, ma, proprio questa sicurezza, lo mise nei guai. Mentre usciva da un mondo fatato, usando una porta magica, si scontrò con una navicella spaziale che trasportava polvere di stella.

Per fortuna nessuno si fece male, ma una botte di pozione ed un secchio di polvere, caddero formando una lunga scia luminosa, provarono in tutti i modi a cancellarla, ma non riuscendoci, non poterono fare altro che coprirla con uno strato di cielo nuovo.

Dopo qualche giorno però, la scia luminosa ricomparì e non andò più via. Saputo dell’accaduto, l’omino decise di chiamare quel pezzo di strada stellare, via Lattea (nel suo dialetto, Lattea significa Mamma). In questo modo, ogni qualvolta il giovane fosse passato di lì, si sarebbe ricordato dei consigli, preziosi, della madre. Con il tempo, all’interno della via Lattea, grazie ai poteri magici della polvere di stella e della pozione, iniziarono a formarsi dei mondi. La stessa via Lattea, divenne come un grande contenitore (a dire il vero, assomiglia ai nostri frigoriferi) che aprendosi da un lato, faceva uscire i suoi abitanti. L’interno della via Lattea era ed è più freddo, questo perché i suoi abitanti, hanno bisogno di un clima fresco.

Uno dei primi mondi a formarsi e che è possibile incontrare, è quello di Intero, che è il più vecchio, ma anche il più avanzato. I suoi abitanti vivono in alti palazzi e, la loro occupazione principale, è quella di spedire la Pozione in tutto l’Universo. Alcuni abitanti di Intero, nascono con una sorta di rubinetto al lato, che dà loro la possibilità di erogare pozione magica. Altri mondi sono Vasetto e Delatt, il primo creato da vecchi abitanti di Intero, altri da giovani che si sono riuniti per andare contro le regole.

Autore: Max Spera
Illustrazioni: Nicola Lisci
Copyright 2007

Progetto

Questa storia è stata sviluppata per un progetto multi-livello per raccontare il latte ed il suo “produttore”. Questa prima, è la base dalla quale far partire altre storie a puntate.