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In questa pagine naviga tra le mie riflessioni sulla comunicazione intesa come esplorazione della parola. Come crescita personale e sociale.

Buona lettura


Società Disevolutiva
Stiamo atrofizzando l’emozione dell’incontro, stiamo demolendo l’essenza dello scambio, quella maestosa gocciolina di sudore che ci scivolava addosso pochi secondi prima, del tuffo negli occhi dell’altro.

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Dammi le tue parole! Quelle che porti negli occhi al ritorno da un viaggio, quelle che hai coltivato per anni nel cuore, quelle che non conosco, e che mi rendono bambino in attesa della notte e delle stelle; dammi le tue parole che non conosci, quelle che ti rendono unica ed irripetibile. Parole senza senso, ma che sanno di casa, di famiglia, di noi. Parole per chi non ascolta, parole per chi non “sente”. Dammi le tue parole nascoste per stenderle al sole durante la brezza del mattino. Riempimi di parole e non smettere mai, io ti donerò le mie così che possa esserne piena la vita, di frasi da ricordare, silenzi da coccolare e parole da rivedere come in un film eterno, che non ha mai fine, mai inizio, solo la meraviglia di noi.

29.3.24


Servono parole per liberare popoli, penne cariche di inchiostro in grado di combattere la solitudine comunicativa. Non servono battaglioni di scrittori, solo persone in grado di esprimere concetti articolati, riassumere libri profondi e mai scontati ad ogni nuova lettura. Persone capaci di raccontare l’universo meraviglioso che vive dentro di noi.

Per renderci umani degni di nota abbiamo bisogno di genitori, maestri, bambini carichi di sogni e di passione, con pesanti carichi d’amore sulle spalle e sul cuore. E servono astucci pieni di lettere e simboli così da poter dialogare col mondo intero, e serve la voglia matta di incuriosirsi per la straordinaria potenza della natura e della vita.

Servono parole! Servono subito! Per evitare di rendere deserto il polmone verde della fantasia che ci rende meravigliosamente unici.

27.12.23


Sto fallendo

Io sto fallendo, perché è anche colpa mia, perché ancora non ho fatto abbastanza. Colpa mia perché anche solo un bambino che muore per mano di una guerra, è il fallimento della persona (senza confini o lingua) è la mancanza di rispetto per la magia della vita e la sua appartenenza alla meraviglia della natura. Un bambino che muore per colpa di una guerra è il mio fallimento, è l’azzeramento della parola colpa, o del pensiero critico.

Non si può recuperare quel sorriso, quello sguardo innocente, quel futuro in divenire, e l’unica cosa possibile, è fare in modo che questa follia resti nella storia più nera dell’umanità, senza possibilità di presente e futuro per la parola guerra.

Non è utopia o sogno per il futuro, la guerra è nata dal pensiero e la costanza delle persone, la guerra può finire con il pensiero e la costanza delle persone.

Da dove si parte per questo, da dove parto per questo?

Parto dalla parola, perché senza parola non è possibile capire, ascoltare, raccontare. Parto dalla parola per arrivare alle frasi, parto dalle parole che raccontano l’amore, dalle frasi di chi racconta il noi e non l’io.

La parola, con la sua musica, la sua ricchezza… Da insegnare alle famiglie, nelle scuole, a me stesso giorno dopo giorno. Una girandola di lettere di ogni lingua o filosofia, per poter esprimere al meglio il pensiero naturale della persona, quello di una vita giusta, sana, lunga e ricca di emozioni. Un diritto al passaggio su questa terra che non può avere ostacoli economici e/o politici.

“Domani cercherò di fallire meno di ieri, fino a quando a fallire saranno i pensieri di guerra”.


La melodia del futuro

Non possiamo pensare di camminare verso il futuro senza comprendere l’importanza fondamentale della parola.

La parola ha il potere di terminare vite, di trasformare vite, di cambiare il mondo.

Ma come si acquisisce la parola? Con l’ascolto. E cos’è l’ascolto?
Ascoltare vuol dire allenare l’orecchio e la mente al suono. Il suono, fatto di frequenze essenziali alle cellule per farle vibrare d’emozioni, di colori essenziali alla visione concreta dei nostri sogni, e di armonie corali, in grado di rendere indistruttibile ogni pensiero.

Il suono, quell’attimo in più che ci serve per l’ascolto. Per dare alla parola la chiave emotiva per fermarsi nella nostra anima e nelle nostre viscere. Ogni voce, ogni cosa ha un suono che può diventare parola o messaggio, e fermarsi ad ascoltare il suono, la melodia di quella parola o di quella frase, ci può portare a vivere una vita più ricca.

Ogni dialogo dovrebbe essere la registrazione di una canzone unica e fondamentale, con le sue pause, gli assoli e le armonizzazioni. Musiche da ascoltare accanto alle immagini della nostra vita.

Oggi siamo abituati al dover dire, comunque, è non è un errore, come non sarebbe un errore utilizzare più pause nella nostra vita. L’importante è il messaggio, quello che vogliamo dire, la melodia che vogliamo esprimere. La melodia che vogliamo ascoltare.

Se la vita fosse un disco da lasciare dopo di noi, dovrebbe contenere melodie d’amore e armonizzazioni capaci di sconfiggere il tempo. E la dissonanza non sarebbe un problema, perché regala ascolti intriganti, basta solo saperle prendere con tempi (e pause) giuste.

Il suono delle parole è prezioso, per chi le pronuncia e per chi le riceve. Lo è nell’immediato e nel trascorrere del tempo, perché un dialogo dalla melodia e le armonie giuste, dura a lungo, forse per sempre.

L’esercizio e la ricerca sono fondamentali per un’esecuzione attenta ed intrigante, ed il fine del viaggio tra codici linguistici e la costruzione del messaggio, dovrebbe essere la capacità di donare un piccolo pezzo in più di umanità (non di ego), di storia (non di now), di polis (non di politica), insomma, di bello (e di bellezza).


La parola

La parola è potente, fatta, unica, puntuale, decisiva, finale. Le parole invece, son fragili, immature, leggere, inesatte e malleabili.

Bisogna aver cura delle parole, perché son come il gregge dalla preziosa lana, che richiede il pastore capace, come il filone d’oro incastrato nella montagna, che richiede sforzi e maestria, per diventare gioiello.

La parola è bambino unico ed irripetibile, pieno di meravigliosa potenza, i bambini sono corale grezza della società che ha bisogno di maestri in grado di curarne l’udito e armonizzarne le voci.

Oggi come sempre, si usano le parole dimenticando la parola, ci si destreggia in scapigliature linguistiche pur di aver ragione, dimenticando l’etica e la verità di ogni parola.

Per fortuna ci sono isole dove la parola impera, dove le parole si annusano e si legano in reti neuronali che profumano di futuro.

Per fortuna, certo, se funzionassero!!! E la colpa non è solo della scuola, che spesso è gestita e/o strutturata da persone non idonee al sogno dei ragazzi, all’amore per la conoscenza, alla verità dell’essere unici in un mondo di numeri. Le colpe sono delle polis che non emergono dalla mediocrità, e di conseguenza lasciano ragazzi pieni di energie ad esaurirsi su divani di marca, macchine ultra, e banchi senza più la scritta “ti amo”.

Bisogna rincorrere la parola, con voglia, passione, duende, bisogna che il genitore, prima del figlio, prima del politico, prima dell’insegnante, si metta a dialogare, gridare, urlare con la parola. Per capirla, scoprirla, amarla.

Si dovrebbe partire dal silenzio, perché parliamo troppo, digitiamo troppo, pensiamo troppo, ma non comunichiamo nulla, perché? Perché usiamo le parole, senza capire la parola. Siamo assuefatti dal bisogno di egogaina e questo ci rende mitra di distruzione di massa cerebrale. Sfondiamo la nostra per poi ammazzare quella sociale.

Basterebbe volersi bene veramente, volersi, amarsi, cercarsi veramente. Basterebbe dirsi ti voglio bene qualche volta in più, invece di regalarsi l’ennesimo telefonino troppo intelligente per telefonare e mandare messaggi mentre si guida.

Basterebbe, e non è un’opinione, leggere “ti amo” su di un banco, su di un quaderno, sulla lavagna della spesa, e sapere che siam stati noi a scriverlo al noi stesso di domani.

Dovremmo piantarla, la parola. S-metterla con la S di shhhh per il silenzio che bisogna fare quando si pianta qualcosa di prezioso, così da dare voce solo al gesto, al momento.

Piantarla in profondità per aiutare le radici ad attecchire al tessuto umano e sociale, una rete di neuroni, bianconi, gialloni, insomma una bandiera di colori arcobaleno in grado di nutrire quella parola, tanto da farla diventare plurale, frase, dialogo, tema, concetto, libro, vita.

Una parola sola può diventare tutto questo, ma visto che la parola, sola, non lo è mai, lasciamo germogliare boschi di frasi fatte e mature, ma anche di qualche frase immatura che ci tiene giovani e sognatori.

“Perché la parola è il disegno dei nostri pensieri.”

Quando la parola dona i suoi frutti, allora bisogna godere del suo nettare, oleoso, per galleggiare su mari morti e oceani di egoismo. Profumato, per rimanere nelle narici di chi respira la vita, dal sapore indefinito, per tenere sempre la fame attiva. Fame di altro, di nuovo, di magico, di essenziale.

Piantiamola la parola, negli occhi, nei sensi tutti, ed in tutti i sensi unici, come unico siamo io che scrivo e te che leggi. Diamoci del te, non del tu, del te, magari con qualche biscottino, ma non solo alle cinque, ad ogni ora del giorno e della notte.

Diamoci parole da piantare dentro, in fondo, perché fuori c’è un freddo poco umano, mettiamola al riparo, al caldo del cuore, e lasciamo che ci facciano fiorire il cuore e l’anima, così da essere sicuri che un giorno, quando sarà il momento, fioriremo… In un oceano di bellezza.

25.6.23


Lo stato dell’acqua

Cosa seguire se non la percezione, quel fastidio che ci ronza attorno, che sembra volerci mettere in difficoltà, mettendo in discussione decisioni prese, nominando emozioni già messe da parte per non dover “sentire”. Un inconscio che sempre più viene dimenticato, offuscato, sminuito. Uno strumento che utilizzato bene, potrebbe rendere il viaggio molto più ricco, e soddisfacente. Spesso il primo passo per la consapevolezza si chiama “essenziale”, una pulizia per creare spazio e silenzio, sospensione e pensiero. Il primo passo è quello dove muscoli mai utilizzati si attivano, si allungano e indolenziscono per per formare sempre di più. Essenza, che nel nostro caso si rispecchia nell’elemento capace di darci vita; acqua, viva, fresca, bollente, fluida, solida… Nostra. E dall’acqua dovremmo prendere spunto.

Acqua solida

– nella cura del corpo, di ogni capillare o unghia, muscolo vero e capace. Solido come il ventre che sostiene il nostro passo e processa il nostro cibo, minimo, sano, giusto. Solido come il passo deciso verso il nostro essere reale che riempie vuoti con il solo essere nella scelta del non esserci e basta.

Acqua gassosa

– vapore acqueo che esce dalla bocca cavalcando il suono di parole importanti. Decisione di armarsi di silenzio così da rendere il verbo un momento di condivisione potente, audace, necessario per la crescita e l’innovazione della specie. Alito universale che raccoglie la sfida più antica… Il racconto. Teatro di lettere in movimento sul palcoscenico chiamato bocca. Danza, su foglio e lingua, per attimi di immenso amore umano.

Acqua liquida

– pensiero mai domo, mai stanco, mai statico nella sua forma. Come fiume tra monti e canyon, ora di corsa, ora tranquillo nel suo inesorabile scorrere verso il mare. Liquido, idea, concetto, arte mutevole che sa contenere o essere contenuta a seconda del bisogno. Visione che nel suo fluire diventa limpida, concreta, futuro in grado di trascinare popoli verso il benessere. Liquido come il bisogno che abbiamo per superare attimi oscuri, liquido come il futuro che risplende alla nuova luce e rinfresca nella sua corsa attraverso gole arse dal dubbio. Liquida… Per non arrendersi mai al primo no, al primo ostacolo. Liquida come gli occhi che sanno guardare oltre l’orizzonte, finto limite già superato dall’idea indomita nata nelle profondità liquide dei sogni.


Eternità

Non sono la morte o la vita a preoccuparci, la prima dobbiamo accettarla, la seconda dobbiamo abbracciarla, quello che porta paura nel nostro profondo è l’eternità. Vorremmo averla (c’è chi la brama) sapendo di non poterla gestire, vorremmo evitarla, sapendo di non poterla capire. L’eternità non appartiene a nessuno e a nessuna cosa, abbiamo la percezione di essa, ma non la certezza della sua esistenza.

Anche la morte potrebbe non essere eterna, nulla è eterno, non queste parole, non le montagne più solide, come non lo sono stelle e galassie. Nella vita è nella morte ci sono cicli che iniziano e finiscono, ci sono sicurezze. Affrontare l’eterno invece, è complicato, richiede esercizio, continuità e ricerca continua. Affrontare l’eternità vuol dire caricare gli occhi e i ricordi di meraviglia.

La bellezza, la sorpresa, i sogni, la fantasia, la gentilezza, sanno rendere semplice l’eternità, e sono le coordinate per viverla senza paura, senza aspettative, perché chi vive nella bellezza, nella meraviglia, nell’essenziale e nella gentilezza, vive d’eterno ogni giorno della sua vita ed oltre.

19.5.23


Non ho tempo

Non ho tempo, questa è una delle frasi più sottovalutate del millennio (forse meno) non ho tempo per valutare quell’offerta, non ho tempo per seguire l’idea, non ho tempo per giocare; ma più di ogni altra cosa, non ho tempo per ascoltare.

Forse è vero, non si ha tempo, perchè il tempo passa e non torna, non c’è il bonus del tempo, non c’è un negozietto dalla porta piccolina pieno di libri e un po’ polveroso con una persona sulla settantina dietro ad un vetro al quale chiedere: “quanto tempo date per un cappotto nuovo nuovo, messo solo una volta?”.

Il tempo è prezioso è vero, e la gioventù, come la vecchiaia, passano in fretta, c’è solo un momento che sembra non passare mai, ed è la mezza età, ci sono problemi, ci sono figli, ci sono il lavoro e le rate (queste non passano mai, anzi, fanno il salto generazionale).

Però, in effetti, se poco poco ci pensiamo, forse da qualche parte, in un angolo della tasca, accanto allo scontrino dimenticato e sbiadito, ai granelli di sabbia dell’ultima estate, al buchino che speriamo non si allarghi mai, un qualcosa c’è che potrebbe regalarci del tempo.

Noi abbiamo deciso che il tempo è poco e che quindi non bisogna buttarlo, non bisogna regalarlo, ma bisogna economizzare, massimizzare, far fruttare… Il tempo!

Eppure io ricordo che le giornate passate al tavolo dei grandi (nonni, fratelli dei nonni, cugini grandi degli zii ecc.) non passavano mai, erano cocoon temporali infiniti, in cui le parole si trasformavano in favole e viaggi infiniti.

Ricordo che le serate sulla spiaggia duravano il doppio, così come le letture e le chiacchierate con gli amici.

Certo, non c’erano problemi, non c’erano le bollette, non c’erano pensieri… Dite?

Ogni età ha i suoi pensieri, ogni età ha le sue “bollette” da pagare e ogni età ha i suoi problemi, il fatto è che la differenza, forse, è che fino ad una certa età, in quella tasca, portiamo la meraviglia.

La bellezza negli occhi, una cosa in grado di allargare il tempo, di fermarlo in un respiro (a volte).

C’è il tempo, c’è sempre, e non corre se non decidiamo di nutrirlo di curiosità, un cibo che trasforma il tempo perso, in ricchezza. Quindi quando la prossima volta vi sentite dire “non ho tempo”, riempitevi il viso di un bel sorriso, perchè la persona che vi parla ha bisogno di tempo per la bellezza, e voi sarete quella bellezza che un giorno ricorderà, e gli regalerà la meraviglia del tempo.

10.10.21


Fonte unica

Siamo storia unica e meravigliosa, si dovrebbero creare musei delle persone perchè siamo tutti opere d’arte da ascoltare e ricordare, e ora tutti insieme, siamo entrati nella storia dell’umanità, così, all’improvviso.

Si ricordano le guerre, i grandi generali con le loro tattiche, si improvissano eroi creandone a seconda del bisogno quando gli errori sono troppi o le scuse deboli, e che sia tutto vero o meno, adesso siamo tutti lì anche noi, in quel trafiletto di una pagina in più del prossimo libro di storia che i nostri nipoti leggeranno.

Inchiostro su carta e versione digitale per ricordare che tutto cambia in un’istante, e che nulla cambia davvero, perchè chi “sentiva” prima sentirà un pò in più, chi aveva gli strumenti ma non ne aveva cognizione, magari vedrà qualcosa in più in quell’abbraccio che ora manca, ma chi non ha avuto la possibilità di fermarsi a guardare il mare o ad ascoltare il silenzio, non cambierà, non saprà cambiare, non sentirà di dover cambiare, e tutto scorrerà come prima, solo un pò più digitale e meno analogico.

Quel trafiletto dovrà continuare, dovrà raccontare qualcosa del dopo, e quel dopo ancora non è stato scritto, ancora non è stato visto dal presente. Allora forse abbiamo un’opportunità, un’ora 0 dal quale far partire qualcosa, come nei mari, fiumi e lagune limpide in cui è possibile indicare la fonte innaturale.

Non perchè tutto debba cambiare, perchè nulla cambia davvero, eppure una luce che possa diventare scintilla, un’immagine che possa diventare visione, una parola che possa diventare emozione, risveglio, dobbiamo provare a spenderla.

Ora che gli eroi non hanno divise, ma un unico giuramento di speranza e supporto, ora che partiamo tutti dallo stesso atomo di fiducia, possiamo provare a raccontare a chi non ha ancora visto, il silenzio e l’essenziale.

Siamo fonte unica e preziosa per le pagine della storia dove non siamo eroi o tiranni, ma semplice magia della natura con mancanze e meraviglie chimate semplicemente persona.

24.4.20


Il giorno più caldo

Qual è il giorno più caldo dell’anno?

Quasi per tutti il 15 agosto sarebbe la prima risposta (dipende da quale latitudine provieni), o qualcosa nei dintorni, eppure, c’è un giorno che se onorato nel suo spirito, puó davvero far diventare Agosto un mese freddo.

Uno dei ricordi più soffici che la nostra mente puó riavvolgere, è un qualche evento capitato nel mese di Dicembre, quando a discapito del freddo, le nostre mani, e le nostre facce, si scaldano al calore di chi ci ama davvero.

Ognuno a modo suo, come è giusto che sia, ognuno con i suoi tempi, come è fondamentale che sia, ma tutti, oltre il credo religioso, sappiamo che il Natale è un momento di rivincita per le emozioni.

Tutti crediamo che il Natale possa davvero cambiare il percorso delle nostre vite con qualche punta di magia; e io credo fermamente in questo, perchè credo che ogni persona abbia la “magia” necessaria per rendere la propria vita uno spettacolo nella meraviglia della natura che ci circonda e della quale facciamo parte.

Amore non è una parola da relegare a momenti naive o concetti astratti, ma come cesto intrecciato con passione, dedizione, etica, gioco e personalità, nel quale convergono le emozioni ed i sogni di tutti noi, e che tutti abbiamo il dovere ed il diritto di sostenere, raccogliere e riempire per il bene personale e comune.

Sono decenni, forse secoli, che l’istinto di pancia, quello carnale, che muove il duende, e che diventa ikigai, viene confuso con la violenza, con la saccenza, la sopraffazione ed il modello di super ego che affascina.

In un mondo ancora alle prese con baionette ed inquinamento, forse era anche in percentuale accettabile, ma adesso che abbiamo un nuovo rinascimento digitale, ci sono troppe poche scuse per non utilizzare la mente in connessione col cuore, per non seguire i sogni, liberandoli da cassetti dai cigolii assordanti e poco umani.

Scuse ce ne son troppe, come le risposte alle domande sbagliate che non vogliamo cambiare per paura, stanchezza e falso buonismo. Che ci sia la rivoluzione, che parta di notte tra le lenzuola o accanto a chi amiamo, che avvenga di giorno sotto la pioggia viva o il sole bollente… Che arrivi finalmente la rivoluzione dei sentimenti e delle emozioni, con tutti i loro nomi e non solo i soliti 4.

Questo solstizio d’inverno o natale che sia, potrà essere il più caldo di sempre, il più afoso della storia umana, e sta a noi deciderlo. Lì dove il calore è veicolo inesauribile di presenza e passione per chi ci riempie il cuore di energia bianca, ed è afa, lì dove il sorriso dei bambini, e la potenza dei nostri sogni giocano a nascondino per farsi trovare pronti al futuro che verrà, che costruiremo, che sapremo vedere, illuminandolo della luce che la nostra nuova alba saprà proiettare lontano, fino alle stelle.

4.11.20


Immagini di carta

Se davvero si vuol creare un percorso di sviluppo in grado di portare alle porte del futuro una brezza di pace, allora bisogna tornare a produrre immagini di carta.

C’è rispetto nella scelta del momento giusto da immortalare, perchè se pur la mente ed il cuore sono il luogo migliore dove conservare i quadri della vita, il non mitragliare l’attimo ammazzandone la purezza, dona a noi un ricordo indelebile che potrà giocare nel tempo con le nostre emozioni.

Scegliere prima e non dopo l’attimo che ci porta a respirare i momenti, vivendoli a pieno da soli o in compagnia.

L’attesa (minima) della stampa rende il momento unico e multisensoriale creando dimensioni aggiuntive al nostro ricordo, dimensioni che non rischiano di svanire per i capricci di un chip o per l’arroganza di un magnete cattivello.

Creare i nostri libri dei ricordi è un atto d’amore verso noi stessi e le persone a noi care, un percorso creativo ed emotivo che ha mille possibilità per dare comunità, per sviluppare racconti e coccolare momenti.

Invitare qualcuno a donare il proprio tempo per scorrere immagini di vita è in realtà un invito a ritagliare un momento di benessere per chi ascolta e chi racconta, creando anche momenti di pensiero creativo per chi riceve.

11.8.20


La materia dei sogni

Sogno… Basta un sogno per cambiare il mondo.

Ma di cosa è fatto il sogno?

Cosa c’è dentro ad un sogno che noi non riusciamo a vedere, sentire…toccare?

I sogni prendono forma di notte, o almeno questo è quello che ci viene da pensare subito, poi in realtà, a pensarci bene, a fermare la mente un attimo, ci ricordiamo che spesso il sogno è quasi il riassunto degli ultimi giorni, il film criptico delle emozioni che ci vestono durante il giorno. Ed è proprio il puzzle che formiamo nel tempo che spesso ci racconta i bisogni che guardiamo ma non vediamo, che sentiamo ma non ascoltiamo.

E cosa c’è che non vediamo?

Spesso è nei nostri stessi sogni che non vediamo il tempo che scorre sui nostri visi e sulle scarpe sempre più grandi dei nostri figli. Un tempo che ci lascia fermi in una cabina di vetro nella folla impazzita della Domenica, una stanza trasparente dalla quale osservare le espressioni avvincenti di chi il tempo non lo saluta. Un tempo specchio che ci riflette e al quale noi non doniamo riflessioni rispetto alla nostra corsa solitaria che lascia a casa il compagno più prezioso… Il tempo.

Cosa non sentiamo?

Nei sogni ci sono grida senza suoni, dialoghi senza voci e bocche dalle labbra cucite, probabilmente perché nel porgere gli occhi a chi ci abita accanto, che sia affitto di minuti o di anni, regaliamo immagini sfocate di labbra in movimento dai concetti sordi. Troppo impegnati come siamo a rimpinguare l’ego del nostro ruolo fondamentale nell’equilibrio dell’universo, dimentichiamo di donare il tempo all’ascolto dei bisogni di chi raccontiamo in poesie mai scritte, su fogli mai comprati per paura di dover ascoltare la voce più potente e paurosa di tutte… Quella del cuore.

E cosa non tocchiamo nel sogno?

Paurosi, pieni di brividi tellurici che mettono in pericolo l’equilibrio tettonico di placche emotive solo apparentemente solide. Insensibili al tatto, di mani che si sono addormentate al calore opaco di sicurezze digitali, lasciando formicolii fastidiosi al calore umano che non odora più di realtà. E ci vorrebbe più tempo, per abbracci analogici che spesso chiediamo solo quando è troppo tardi, baci carnali che agogniamo solo dopo aver perso tutto. E quando è tardi ci accorgiamo di non aver toccato la persona, da tanto, troppo tempo.

E allora, di cosa son fatti i sogni?

Nei sogni c’è il nostro tempo, vero o quantico che sia, attimi carichi di sapere accumulato, emozioni da domare, parole da collocare nei cuori e nelle menti giuste. Tempo, che liquido ci attraversa la vita e gli occhi, le mani e le gambe in movimento tra realtà e mondi onirici.

I sogni forse son fatti di tempo, quel tempo che vive puro nell’attimo prima di un abbraccio d’amore, e nelle lacrime lucenti lasciate sulle spalle di chi si slaccia da un abbraccio che profuma d’eterno.

Basta un sogno per cambiare il mondo, il sogno che nasce o diventa verità, nel calore di un abbraccio.

7.4.20


Memoria analogica

Compriamo sempre più memoria per contenere i nostri ricordi, ci circondiamo di cloud e memorie usb in modo da non restare mai senza storage (spazio) dove caricare le ultime 100 foto.

Deleghiamo allo 0110 il nostro passato senza pensare al disastro che una calamita o un temporale potrebbero fare.

Ricordo una mia amica regista che ha perso tutto il contenuto del suo computer perchè il figlio giocava con dei magneti e nella memoria non c’era solo lavoro, ma anche famiglia, attimi di vita che non torneranno mai più.

Ricordo ancor di più che una notte di tempesta, venne a mancare la tensione e di conseguenza l’elettricità e con le candele accese in cucina e la stufa a legna, iniziammo a sfogliare l’album delle foto, ricordo l’odore delle foto più vecchie, il colore sbiadito e lo spessore delle foto che quasi davano una percezione di chi vi era rappresentato.

Ma le immagini più forti, più belle, forse più vere, sono custodite nella mente, sono attimi che hanno tutti i sensi in un immagine, hanno il tempo che si ghiaccia per conservare ed il sole per ricordare.

Abbiamo molti più momenti ed il digitale è una meraviglia della mente umana, ma la mente umana è ancora l’unica meraviglia che supera il digitale e dovremmo allenarla per contrastare l’assuefazione, dovremmo lasciare allo scatto il compito di portare alla mente ed alla mente di vedere il momento.

Potremmo restare senza batteria e raccontare gli attimi vissuti, ma cosa accadrebbe se gli attimi si dovessero spegnere insieme al supporto digitale?

Ci vorrebbe uno strumento azionato dall’energia del nostro corpo in grado di farci vedere le immagini della nostra mente, e forse un giorno ci sarà, ma perchè questo accada, di immagini, momenti, la nostra mente bisogna riempire.

Se dovessi scrivere solo in digitale, senza utilizzare carta e penna, rischierei di perdere me stesso per un fulmine, per l’errore umano di qualcuno che non conosco, ma che renderebbe me estraneo a me stesso, rischierei di perdere decenni di parole che da decenni mi aiutano a cercare.Ci vogliono foto, video, social, blog, telefoni e computer, ma ricordiamoci che li abbiamo creati per sentirci un pò meno soli, e proprio loro ci stanno donando la percezione dell’essere connessi, allontanandoci sempre di più dalla cosa più importante che abbiamo… Noi stessi!

27.12.19


Non distrarti

Non distrarti… è semplice, troppo, lasciar andare la mente verso la routine.

Bisogna lottare contro l’apatia, l’ingordigia, gli estremi, qualsiasi essi siano, verso l’ignoranza o verso l’opulenza; non devono catturarci.

Dobbiamo ritornare all’essenziale, non al poco non al medio o al troppo, ma al giusto, lì dove il giusto non è mai uguale, perchè se pur simili, c’è differenza nell’essere se stessi.

La distrazione non è dovuta alle luci della città che non dorme o alle stelle nella campagna dei nonni dalle rughe meno stanche dei trucchi ludici di una falsa gioventù, il non vedere è dovuto al mancato passaggio di consegne emotive da genitore a figlio.

L’amore non è nel momento chimico dei figli dei fiori e la passione non la si trova nel “boom economico” di rampolli patinati o egodigitali.

La bellezza è nel saper respirare tra le parole, nel saper riconoscere la propria ombra durante il cammino, nel ricordare a memoria i luoghi del viaggio senza l’ausilio patologico della foto digitale; la distrazione si annulla quando l’equilibrio (che mai si raggiunge) si cerca tra le proprie mani, i propri occhi e i propri silenzi.

Non c’è apatia ma c’è noia, sana e preziosa nelle ore di un bambino, vera e rara nei respiri dell’adulto, ricca nelle parole dell’anziano.

Ascoltiamo e giochiamo lungo tutta la vita con i nostri sentimenti, le nostre emozioni, i colori e i sensi.

Dobbiamo imparare a cucinare la vita come quando prepariamo e scegliamo gli ingredienti di una ricetta utilizzando tutti i sensi, così la vita diventa ricetta di un piatto che accomuna noi stessi agli altri attorno a noi, per dar da mangiare al futuro e a chi si siederà al tavolo del mondo dopo di noi.

La distrazione si annulla mangiando bellezza.

27.3.20